È uscita la biografia di Edward Snowden, e tutti improvvisamente ci siamo ricordati del whistleblower più famoso al mondo, colui che ha rivelato i segreti della CIA e il suo programma per spiare cittadini americani e non solo dopo l’undici settembre. Improvvisamente, dopo che la legge sulla privacy della comunità europea aveva tranquillizzato molti utenti, ci siamo di nuovo ricordati che i nostri dati online vanno protetti, soprattutto alla luce di informazioni e scandali come Cambridge Analytica.
Al giorno d’oggi i dati personali degli utenti del web valgono moltissimo: vengono utilizzati per profilazioni, targhettizzazioni pubblicitarie, vengono venduti a soggetti terzi e così via. Per questo dobbiamo imparare a proteggere i nostri dati e capire come e quando vengono utilizzati.
Ogni volta che accediamo ad internet lasciamo alcune tracce: i siti che visitiamo, gli acquisti che facciamo, i servizi a cui ci iscriviamo. Tutte queste operazioni sono rintracciabili online e definiscono le nostre preferenze, i nostri gusti oltre ai dati che forniamo volontariamente, iscrivendoci ai social o ad altri siti. Quando ci registriamo ad un servizio online infatti dobbiamo fornire: mail, nome e cognome, poi c’è chi chiede data di nascita, sesso o numero di telefono. Naturalmente questi dati sono protetti e potete chiedere la cancellazione. Purtroppo non tutti i servizi sono affidabili o, molto più sfortunatamente, i dati possono essere trafugati. Se il sito a cui vi state registrando non è ‘ufficiale’, come un conto bancario o un servizio pubblico, potete decidere di utilizzare un nickname e di creare un account email dedicato solo a queste attività, lasciando il vostro account principale per le comunicazioni importanti ed ufficiali. Consiglio fondamentale: non dimenticate di proteggere i vostri account con delle password forti.
Dopodiché è importante informarsi e conoscere gli strumenti che usiamo per navigare online. Sappiamo che i browser possono essere usati anche in modalità in incognito o potete utilizzare strumenti come le VPN per sfuggire ai tracciamenti e alle localizzazioni attraverso l’IP. In un mondo sempre più connesso, con dispositivi di ogni tipo, è bene conoscere queste tecnologie per capire in che modo possiamo controllarle.
Al di là della classica navigazione online infatti, usiamo sempre più app per ogni cosa, per ogni abitudine quotidiana. Abbiamo probabilmente una smart TV o un altro dispositivo IoT in casa. Ecco, tutti questi strumenti trasmettono i nostri dati, le nostre abitudini e preferenze, al server della compagnia, i quali li analizza per proporci nuove pubblicità, nuovi prodotti. Si tratta solo di marketing? A primo impatto sì, ma scavando più a fondo si scopre che i nostri dati - i big data – possono essere venduti, scambiati, utilizzati per profilare l’utente medio, o addirittura per targhetizzare determinati gruppi di persone con fake news o per strumentazioni politiche. Inoltre, le nuove tecnologie con funzioni biometriche, come le impronte digitali o il riconoscimento facciale, usate senza una legislazione che le supporta possono provocare forti violazioni alla privacy personale, come qualcuno ha già accusato gli aeroporti americani.
Naturalmente non viviamo in un’era di cybercontrollo, anche se molto dello spionaggio internazionale oramai viene fatto attraverso la rete e le possibilità di cyberguerre sono sempre più reali. La tecnologia e l’innovazione però non è un male assoluto, e noi tutti, come utenti del web, possiamo difenderci imparando a conoscere meglio questi strumenti e prendendo coscienza dei nostri diritti sul web. Senza dimenticare che la cybersecurity è pronta a difendere i nostri dispositivi e i nostri dati!
Articolo scritto da Stefania Grosso, Content Writer per TechWarn Media